Kandersteg – Crack Baby

Un sogno che si realizza, una missione portata a termine in modo esemplare. La logistica , la tempistica , la progressione perfetta e ultimo, ma credo più importante, la compagnia di persone di grande livello tecnico e umano hanno reso questa giornata per me da incorniciare. Anche oggi ho imparato molto e quello che mi ha dato il più alla salita il confronto con persone che vanno per monti per la condivisione di una passione.

Inizio ringraziando il socio di cordata Giorgio , e Matteo e Silvio con i quali abbiamo condiviso la salita passo passo.

Venerdì:
Procediamo svalicando il Simplon Pass che ci regala una vista incantevole, un filo di preoccupazione viste le temperature Milanesi +20°C. Seguiamo fino a Goppestein e prendiamo il celebre trenino con l’auto che ci porta in 15 minuti a Kandersteg. Facciamo un sopraluogo per capire dov’è la strada che porta alle malghe e dove poi parte la traccia per le cascate. Il park sarà il nostro ostello della gioventù . Ceniamo e ci corichiamo all’imbrunire per caricare energie per il mattino seguente la sveglia ore 3:45.

Sabato:
…ore 4:30 zaini in spalla , Matteo e Silvio puntuali al secondo e si parte per la gippabile. Sono in silenzio, un filo di tensione precede la salita , e preferisco concentrarmi. La strada sale faticosa e non lascia un metro di respiro. Non molla mai. Faccio il passo davanti. In circa 1:35 siamo già sotto all’attacco di questa magnifica colata che fa perdere l’occhio la dove il ghiaccio si incontra con il cielo. Mai visto una cosa simile, maestosa imponente e perfetta. La temperatura alla base è -2°C. Abbiamo una cordata che già impegnata sul primo tiro. I primi due sono facili con ghiaccio duro e in alcuni punti crostoso, ma si scalano bene e velocemente ci portiamo dove il ghiaccio inizia a prendere la sua verticalità. Restano 6 tiri tutti verticali e lunghi. Il ghiaccio è lavorato, ben proteggibile, la progressione e divertente e goduriosa, la temperatura forse un filo troppo alta ma rende meno impegnativa la salita. I tiri presentano di tutto, colonne, passaggi aerei, strapiombi bulderosi, muri di continuità, nicchie, parti dove la neve rifusa crea un filo di crosta. Siamo veloci , dietro salgono almeno altre 5 cordate. Noi siamo alti e nessuno arriva dietro di noi lasciandoci godere a pieno la salita. Arriviamo alla parte alta dove resta l’ultimo tiro. Due le possibilità, o il muro che sembra non difficile oppure un colonnone a destra che sembra non essere stato scalfito da nessuno. Io e il Gio decidiamo di ingaggiarci su questo.
Siamo in alto ormai davanti a noi abbiamo solo un pendio di neve, non c’è più ghiaccio per le nostre piccozze che avrebbero ancora voglia di trovare spazio tra candelette, petali o buchi già creati da chi ci ha preceduto.
Ci prepariamo a scendere in doppia in 4 e con rapidità ci ritroviamo alla base ammirando questo capolavoro della natura ogni dieci passi in discesa, commentandola e ammirandola finché trova riparo nuovamente dalla conformità della montagna che non la svela agli occhi di chi si trova a novecento metri più sotto.

Ci sono salite e salite , indubbiamente tutte hanno la loro parte interessante ma questa è superlativa.

Concludo ricordando una frase celebre di un famoso telefilm degli anni novanta. Il Colonnello John “Hannibal” Smith diceva sempre : “Vado matto per i piani ben riusciti”….


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